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Esempio di ciò che non deve essere fatto, ma che ormai è diventato pratica comune. La capitozzatura non è una tecnica di potatura.
Un esempio di ciò che non deve essere fatto, ma che ormai è diventato pratica comune. Spesso si vedono interi viali o parchi o giardini privati ridotti così e si tende a descriverlo come un buon intervento di gestione del verde, ma non è cosi.
La capitozzatura compromette irrimediabilmente la struttura, l'architettura, l'aspetto e la fisiologia dell'albero.
La pianta con questo intervento perde la totalità della superficie fotosintetizzante, quindi subito dopo la capitozzatura assistiamo ad un consistente emissione di rami (detti "epicormici"), generati da gemme avventizie, che quindi non sono ben collegati al fusto.
Per questo motivo (al contrario di quanto comunemente si pensi) abbiamo un aumento del rischio di rottura dei rami, in quanto questi formatesi a seguito di tale intervento sono maggiormente soggetti a stroncarsi anche a seguito di eventi atmosferici modesti.
Altro effetto negativo è dato dallo sviluppo di carie, che spesso si estende dai rami alle branche principali fino a giungere al tronco, creando punti di estrema debolezza (dipende dal tipo di legno e dalle dimensioni del taglio).
Inoltre la pianta non perde la capacità di intercettare l'acqua (aumento dell'effetto battente, mitigato normalmente dalla chioma) e non riesce a captare e riflettere la radiazione solare cosiché non si riesce più a contrastare la formazione delle isole di calore.
Altro effetto negativo è dato dalla perdita di valore ornamentale che comporta la perdita di paesaggio.